Riflessioni su un mito universale

[di Fabrizio Grillenzoni]

Quanti ricordano che la “creatura” a cui il dottor Frankenstein ha dato vita, dopo aver cercato l’amore e la comprensione per la sua “differenza”, e dopo aver commesso orrendi crimini a danno del suo creatore, fugge al Polo Nord, deciso a mettere fine ai suoi giorni?

Nord - Skagen, Grenen
Skagen, Grenen, Danimarca – (c) DanielAbbruzzese

Perché questa invenzione letteraria di Mary Shelley? E perché la fantasiosa autrice invia Frankenstein sulle tracce del “mostro”, certo animato da spirito di vendetta, ma poi catturato dall’avventura, dal dilemma tra continuare verso Nord, verso l’ignoto e dichiararsi vinto, dilemma che gli sarà fatale, riservandogli una morte da sconfitto sulla via del ritorno? Singolare espediente letterario? Non necessariamente. Piuttosto, una rivisitazione romantica del mito del Nord, il grande Nord, inesplorato e misterioso, che da sempre percorreva la storia umana. E sembra peraltro che nelle interminabili conversazioni tra Mary, Percy e lord Byron il Nord e il suo mistero fosse non di rado presente.

Da millenni gli umani si nutrivano del mito. E il Nord fantastico era tutto meno che una terra inospitale. Era l’Iperborea di Erodoto (ecco il nome della Casa editrice a me cara), dove gli umani, baciati da un clima clemente e alla luce di un sole eterno, vivevano in pace e nell’abbondanza, disdegnando l’aggressività e la penuria dei popoli del Sud.

 

E saltando secoli e secoli, ancora Cristoforo Colombo immaginava il tetto del mondo come l’Eden. Abituati alla storia delle Grandi Scoperte, poco ci soffermiamo sulla rotta verso Nord.

Nord, Grenen Atlantide
Grenen, (c) DanielAbbruzzese

Navigare verso Nord è uno dei fili conduttori dell’umanità, alla ricerca dell’ignoto, dell’avventura e di un paradiso in terra. Si narra del marsigliese Pitea, che nel quarto secolo avanti Cristo veleggiò a Nord fino a raggiungere i ghiacci polari. Che, per sentito dire o per esperienza diretta, descrisse con precisione: quella poltiglia insidiosa di acqua e ghiaccio sempre pronta a inghiottirti o a stritolarti. Poco si sa di Pitea, se non la pulsione alla sfida, alla conoscenza. E forse il desiderio di guadagni da terre sconosciute, immaginate di abbondanza, fertilità e pace.

Mare del Nord in tempesta

Un salto di due millenni e ci si imbatte in Lokmanya Bal Gangadhr Tilak, indipendentista radicale indiano studioso dei Veda e inviso agli inglesi, che nel 1908 lo imprigionarono per otto anni. In carcere Tilak approfondì lo studio dei Veda e arrivò alla conclusione che i libri sacri erano stati creati al Polo Nord, dove aveva avuto origine il genere umano prima delle glaciazioni e che aveva goduto di un clima più mite. E Tilak, come molti fin nell’era moderna, nutriva la convinzione che a Nord ci fossero terre emerse, tutte da scoprire, tra e oltre i ghiacci. L’”Atlantide perduta del Nord”, che fu anche riportata nella carte geografiche.

Ancora un volo all’indietro e Tolomeo di Alessandria pone per la prima volta correttamente il Polo a Nord. L’umano si affaccia timidamente alla rotta da seguire.

Mercator, da Geographicus.com
G. Mercator, J. Hondius, Septemptrionalium Terrarum Descriptio, 1606. Da: www.geographicus.com

Segue a distanza di più di un millennio Gerardo Mercatore: il suo planisfero rimane un punto di riferimento ineludibile per la cartografia, e in una sua carta il Polo Nord si trova al centro. Per Mercatore il Polo Nord era un’isola costituita da una roccia magnetica che arrivava fin sopra le nuvole. Ancora una forma del mito.

Poi, al mito di Iperborea, del Nord Eden felice, subentra la conoscenza, l’esperienza delle spedizioni moderne. Subentrano le tecniche di viaggio, la preparazione meticolosa, la programmazione delle tappe, gli strumenti di orientamento. Ma lo spirito del Nord resta: la sfida, l’immersione nella natura sconosciuta, il rischio, la gara. Soprattutto la gara prende il sopravvento: ancora è incerto chi per primo ha messo il piede, e la bandiera, sul tetto del mondo.

Northforth

Il Nord ha inghiottito centinaia di avventurosi, stritolato centinaia di navi. E il dilemma per tutti è sempre rimasto quello del dottor Frankenstein: continuare a Nord a costo della vita o darsi per vinti e invertire la rotta da sconfitti.

Nuovo Colonne d’Ercole, il Nord attrae ancora come attrae l’ago della bussola.

Tutte queste suggestioni mi vengono dallo splendido libro Polo Nord di Erling Kagge (Einaudi Stile Libero, 2024)

 

(Fabrizio Grillenzoni)