[di Daniel Abbruzzese e Gigi Corsini]
Claus Peymann - Versteigerung am Berliner Ensemble
Claus Peymann dirige un’asta al Berliner Ensemble, giugno 2011. Foto di SpreeTom (https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SpreeTom), licence: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Claus_Peymann_2011.jpg

Con questo breve pezzo Arufabetto desidera ricordare il regista Claus Peymann, scomparso da poco. Abbiamo avuto la fortuna di vivere le stagioni del Berliner Ensemble sotto la sua direzione, di vederlo di persona durante una conversazione collettiva tenuta nel foyer del Berliner dopo una rappresentazione di Wolken.Heim di Elfriede Jelinek. Di vederlo di persona, ancora una volta, durante un’asta di oggetti di scena nel cortile dello stesso teatro. E di farcela ad accaparrarci un oggetto. Il banditore, con il suo martello di legno, era lui. Peymann è stato uno dei miti che grazie al fatto di vivere a Berlino sono diventati per noi realtà e persone. Mitologico lo era già ai tempi dell’università, quando eravamo lettori accaniti del suo amico e compare e sodale Thomas Bernhard e di Peter Handke: Claus sapeva muoversi tra molti opposti. Il ricordo più bello legato a Peymann è certo quello di aver assistito al Berliner Ensemble a Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard nella versione originale, con gli attori Ritter, Dene & Voss. Allora ci siamo sentiti un pochino, piccoli piccoli, spettatori della storia del teatro di lingua tedesca. Resterà vivo per noi, oltre che per i ricordi, per le sue raffinate provocazioni e i meravigliosi scandali che aveva causato. Credeva fermamente che il teatro potesse migliorarci. Ti divertirai anche lassù, Claus. Danke, danke, danke.